KALLÈIS: BELLEZZA, CULTURA E FILOSOFIA PER UNA DONNA CONSAPEVOLE

“La bellezza è un mostro, una divinità sanguinaria che deve essere placata con continui sacrifici”.

Scrive Almudena Grandes nel romanzo-scandalo “Le idee di Lulù”. Difficile smentirla se la bellezza diventa un insieme di atti numerosi, faticosi, spesso inutili e stressanti, che comunque “divorano” una donna in ansia continua e nel terrore del tempo che passa inesorabile, e non vuole intendere che l’amore di sé è conoscenza, serenità, cura di bellezza costante come momento appagante verso se stessa ed il mondo: certezza di sé, allora.

Esiste poi un’altra via, per la donna che ha compreso lo spirito di “questa bellezza”.

Naturale ma con una marcia in più: quella della scienza applicata con coscienza. Infatti oggi la natura è un business mentre la naturalezza è un vecchio modo di vivere che si sta dimostrando sempre più valido: quell’antica saggezza che coniuga l’igiene fisica con la salute mentale, le buone abitudine quotidiane con l’amore per se stessi.

Estetica come prevenzione, cosmesi come tecnica, natura come principio base: ecco il metodo più efficace per costruirsi la bellezza. Senza stress. Senza artifici inutili. Sempre attenti alle piccole grandi cose. “Noi siamo quel che mangiamo” recita lo Zen e in quest’ottica non si può più parlare di dieta. “L’acqua è buona e fa bene a tutte le cose” diceva Confucio e così i rituali di pulizia diventano quasi una preghiera. “Insegnaci ad avere cura e a non curare, insegnaci a starcene quieti” scriveva Eliot in “Mercoledì delle ceneri”.

Quindi: conoscersi bene per combattere le proprie battaglie, accettare con grazia gli inevitabili cambiamenti portati dal tempo, mai subire passivamente inestetismi, mode dell’ultima ora o tentativi maldestri di chi non sa cosa deve fare, soprattutto amare se stessi e gli altri.

Bellezza e cultura

È su questo principio di conoscenza, di tolleranza, di lotta senza acrimonia, di serenità unite alla certezza di uno studio cosmetico scientificamente accurato, che è stata concepita la filosofia della linea Kallèis.

Kallèis per una donna che concepisce l’estetica come etica, e non mostro, la bellezza come cura del sé esterno sempre legato al sé intimo e profondo, che non disconosce il fascino di una pelle attentamente curata e quindi amata, ma che non fa di questo il centro della sua vita, ma attenzione e cura per se stessa, per amore di se stessa e di chi la circonda.

Vista degli scavi

Veduta aerea degli scavi

ricostruzione officina

Ricostruzione della Officina: i numeri indicano i diversi locali nei quali avveniva la lavorazione dei cosmetici

mortaio di pietra

Mortaio di pietra per la triturazione di attivi, siglato con il cartiglio geroglifico portante i nomi di Cleopatra e Antonio

Perché l’uomo-inteso come essere umano-abbia cominciato a “truccare” il viso ed il corpo dall’alba dei secoli, perché questo primitivo ornamento si sia trasformato in cosmesi, è una domanda alla quale nessuno ha mai potuto dare una risposta chiara e definitiva.

Al di là della lontananza secolare, al di là dei periodi storici, penso che l’attenzione alla bellezza sia eterna ed eternamente moderna, penso in una parola che l’animo umano non sia mutato da questi secoli che ci paiono lontanissimi ma che secondo la Biologia rappresentano un brevissimo ciclo di vita sulla terra.

Penso anche a quanto dobbiamo in insegnamenti e addirittura in sostanze attive, ambedue troppo spesso dimenticate, certamente applicate nei secoli empiricamente, ma ora spesso scientificamente riconosciute.

Penso alle Terme romane di Bath in Inghilterra, costruite dai Romani, ma tuttora funzionanti, e alla lontana nascita del termalismo come cura, relax e bellezza.

Penso alla Officina Cosmetica di Cleopatra, ritrovata in località Ein Gedi, sulle rive del Mar Morto nel 1984.

Molto interessante è apparsa questa “officina” di archeologia cosmetica, per il ritrovamento, relativamente facile ma sicuro, di residui di oli vegetali come il Faenum graecum, ora riscoperto come ottimo anti-aging, e più ancora per la presenza di una specie ormai estinta di Canna da Zucchero da cui si ricava tuttora l’Acido glicolico primo della serie degli α-Idrossiacidi.

La riscoperta e l’uso cosmetico AHA è recente e ha costituito una tappa ormai irrinunciabile per la cura e la bellezza della cute: α-Idrossiacidi più poeticamente, sono anche chiamati acidi della frutta, di cui molti sono costituenti: ad esempio l’Acido malico contenuto nelle mele.

Gli acidi della frutta hanno la proprietà di esfoliare la cute asportando i cheratinociti invecchiati, che danno al viso un’immagine “polverosa”ed un colorito smorto, oltre a permettere così l’assorbimento rapido e sicuro di attivi preziosi.

Il pensiero allora corre a Cleopatra, la mitica regina che certamente li usava.

tantra di saktisangama

Il tantra di Saktisangama da lui composto e cantato 1000 anni orsono ci dona il concetto della bellezza preziosa della donna che è tale come equilibrio del sé e del proprio corpo: ancora una volta bellezza come etica.

bellezza ed emozioni

Ancora, la leggenda, probabilmente verità del bagno quotidiano in latte d’asina di Poppea ed in genere delle dame romane: il latte contiene in alte percentuali l’Acido lattico; ora primario nella cosmesi moderna che delicatamente esfolia donando pelle setosa e colorito sano.

Trovo questi riscontri di archeo-cosmesi affascinanti e preziosi: e tante altre sostanze come gli Oli Essenziali o l’Olio di jojoba usato dagli Indiani d’America, ci ricordano come l’uomo conoscesse ed applicasse una cura costante ed in realtà modernissima del proprio aspetto, della propria bellezza, in piena sintonia con l’uomo di oggi.

Kallèis presenta tra i suoi componenti molti attivi antichissimi, e anche questo fa parte della sua filosofia: non dimenticare le radici, ma farle scientificamente proprie come fascinazione ulteriore per la donna moderna che le farà a sua volta proprie, come Cleopatra o Poppea, o Nefertiti, con un pizzico di mistero che proviene dai secoli.

Utilizzare Kallèis significa quindi amore della bellezza, ma di ogni bellezza, dalla natura ad un bambino, da un animo sensibile ad un’opera d’arte o ad una musica che ci commuove. Ma significa anche un momento personale di relax e di lenta serenità in questo mondo frenetico, ritrovando se stessi:

“La lentezza si riconosce dalla volontà di non lasciarsi mettere fretta, ma anche di aumentare le nostre capacità di accogliere il mondo e di non dimenticarci di noi stessi strada facendo”

Pierre Sansot

“C’è ben più nell’esistenza che incrementarne la velocità”

Ghandi